Il Centro / Center
N° 12 e 13

“I centri a modo loro, sono delle terze mancate. Oppure delle terze sfiatate.
Io, ai centri, chiedo solo una cosa, ma se non la fanno, li sbatto fuori squadra:
placcare. Placcare è un’arte.
Placcare, dal punto di vista dei centri è un capolavoro. Devo ammettere
che non è facile placcare un uomo che ti punta: se non sei attento, se
non sei capace, se hai paura, rischi di prendere una botta che ti rintrona per
il resto della partita. Come fare uno scontro frontale con un tram, o con un
treno: difficile cavarsela. Tutto quello che viene oltre il placcare, ovviamente
è il benvenuto. Trasmettere il pallone, sostenere, cominciare una nuova
fase. […] Il mio centro ideale deve avere il culo basso: chi ha il culo
basso, di solito ha anche l’arte del placcaggio e una buona trasmissione.
Magari non sarà un corridore velocissimo, però ha quel gioco di
gambe – finte, cambi di direzione e velocità – che mettono
in crisi gli avversari. Culo basso e due bicipiti così. Perché
i bicipiti servono per non mollare l’avversario dopo averlo placcato.
Se c’è una cosa che mi fa diventare matto, è un placcaggio
mancato. Ma un placcaggio sbagliato per me è addirittura peggio. Perché
significa che l’uomo ce l’avevi era lì a portata di braccia,
e te lo sei lasciato andare via."
Tratto da “La leggenda di Maci: vita, morte e miracoli di Battaglini, il Maciste del rugby” – di Marco Pastonesi
